a una settimana di distanza..

A: “beh ma se sei così suscettibile stasera qualcosa dovrà pur essere successa!”

M: “nulla di importante.” O almeno a te non interessa, o meglio, non deve interessarti. È passata una settimana, una settimana dove continuiamo a sentirci tutti i giorni con apparente tranquillità. Ma io non sono tranquilla per niente invece. Tutta questa pacatezza che ti tiro fuori lo chiamo orgoglio, ma a dirla tutta io non ce la faccio più. È una settimana che mi hai lasciato, forse credevo di essere anche mezza abituata visto che le attenzioni non me le davi da un bel po’. Eppure no, è una botta assurda. Perché ero lì per provare a chiarire, sapendo che con te si poteva fare. E non avevo la minima intenzione di lasciarti. Da una parte manco me l’aspettavo o mi sarei preparata meglio.

Ma quale preparazione, non serve proprio che a un cazzo la preparazione. È vero che eri la mia certezza anche prima, ma io ho sviluppato sentimenti nel frattempo. Non con la foga che mi aspettavo, è stata molto meno, ma mi accorgo che ci sono, si sono fatti sentire prima e adesso urlano più che mai.

Da una parte apprezzo il fatto di scriverci tutti i giorni, ma dall’altra mi distrugge vedere che affronti tutto con leggerezza, come se non avessi messo la parola fine alla nostra relazione. Sembra che non te ne freghi nulla, che ti sei tolto un peso ma allo stesso tempo ti sei tutelato a tuo modo.

Io piango. Piango tanto. Ho una morsa allo stomaco. Cerco di non far trasparire la minima emozione quando ti scrivo, cerco di non fare domande da ragazza, chiederti cose che non puoi darmi e non mi darai più probabilmente. Cerco di non fare la psicopatica sospettosa, di non farti minimamente sentire in colpa. Non voglio che rimani per pena.

Ma devi anche capire che scrivermi come se stessimo ancora insieme non è salutare. Nel senso, ne ho bisogno e a me aiuta anche a migliorare il tono ed entrare nell’altra prospettiva che non è più quella da fidanzata, ma tu da una parte sembra che non vuoi cambiare nulla e ok, ma dall’altra è come se allora tu avessi sempre parlato con me da amico. Non ti rendi conto dei cambi che invece ho fatto io per non essere più la tua ragazza? Mi sconvolge.

Ripeto, il sentirsi a me aiuta e anche molto però allo stesso tempo non posso sentirmi totalmente libera con te. Sei il mio ex, la causa dei miei ultimi pianti, della depressione di questi giorni. Il mio sogno di felicità si è infranto.

Avrei bisogno di sentire un abbraccio, calore umano. Il tuo probabilmente. Sentire e vedere che anche questa si aggiusta. Vorrei essermi sognata il fatto che tu mi abbia detto che non ti è scattato nulla.

Con noi è sempre successo tutto all’improvviso, inaspettatamente. Non avevo idea che mi sarei andata a mettere con te, che i sentimenti davvero iniziassero a sgorgare col tempo, che ti concedessi la mia prima volta, che ti facessi conoscere pezzi di me quali sono i miei amici e la mia famiglia, che facessi un viaggio con te. Che non avessi limiti o gelosie, che avessi tranquillità e dialogo. Non mi aspettavo che potessi arrivare a rifiutare le mie avances o a considerarmi solo un’amica dopo 8 mesi. Non ci credo che ti ci ho fatto ragionare solo io. E non capisco perché l’hai tirata avanti se non provavi nulla.

Secondo te a me mancava sentirmi libera sentimentalmente? O che meritassi qualcun altro? Forse si, magari qualcuno che mi amasse. Ma volevo e voglio te. Non sai cos’è meglio per me. Forse manco io lo so. Poi ecco, non ti rimprovero nulla perché comunque è vero che sei stato corretto, ma vorrei che non passassi tanto facilmente sopra alla cosa.

Io sto imparando a darti meno importanza, ad accettare il fatto che non mi dai più la priorità, giustamente. Il fatto che non posso mandarti a fanculo, dirti che mi manchi, che ho bisogno di te o che sto piangendo per te, non è giusto per il mio orgoglio ed i tuoi sensi di colpa. Perché devi sentirti libero di fare quel che credi giusto, e devo anche ringraziarti del fatto che hai pensato pure nel non far del male a me stavolta.

A me sono finite tante ansie, come quella di una tua partenza improvvisa; dell’invitarti a cose in famiglia, non sei mai stato propenso; quella di non bastarti più.

E da una parte accetto anche il fatto che tu mi abbia detto sinceramente che non ti è scattato nulla. Ma come faccio a credere al resto? Che il resto l’hai provato? Cosa ti legava a me?

Tante volte, anche quando stavamo insieme, ho collegato il fatto che comunque non ti lasciassi mai andare totalmente con me perché la città non ti piace, trovi sempre un pretesto per andartene e per fare nuove esperienze, com’è giusto che sia. E una relazione la vedevi come un impedimento, o per lo meno qui. No, non sto cercando giustificazioni o facendoti da psicologa, è solo che ho imparato a conoscerti e questa cosa l’ho notata tante volte.

Magari può essere pure che hai trovato chi ti soddisfa l’anima meglio di me, lo capirei. O semplicemente non ti è scattato nulla, ma ci sta. Specie se sei tu a non essere sicuro di voler iniziare a provare qualcosa. E te lo dico perché fino a che non sono stata certa che le tue intenzioni non fossero serie non mi sono lasciata andare, so di cosa parlo.

Sono contenta che del blog te ne ho parlato forasticamente in questi mesi, è l’unico posto dove riesco a sfogarmi senza dar fastidio a nessuno o far pesare la cosa. Dove rifletto, dove anch’io mi libero. Avrei bisogno di essere ascoltata, sai? Eppure mi sembra sempre di disturbare. Quindi faccio finta che vada tutto bene.

Ma in realtà no, perché è tornato quel vuoto che avevi colmato totalmente e con il quale imparerò a convivere pacificamente un’altra volta.

Ce la farò, ce la farò a darti quello di cui hai bisogno, magari ci riuscirai pure tu. Mi serve solo tempo, un attimo di tempo, nient’altro.

 

Fantastico il modo in cui invece abbiamo bypassato la questione, parlando di altro. Eppure io non riesco, non mi riesco a distrarre tanto facilmente come riesci a far tu.

 

I piani per il futuro non ho mai potuto farli, sempre con la paura che te ne andassi o che un giorno non ti bastassi più, come difatti è stato. Ringraziavo per poter vivere l’ottavo mese che non credevo vivessimo causa Repubblica Ceca. Pensavo che a febbraio tutto si sarebbe risolto, che potevamo ritrovarci. E probabilmente lo faremo, ma ognuno ritroverà se stesso. Separati ma insieme.

Se credo ci sia un futuro per noi? Non lo so. Basta solo che non mi prendi per il culo, in qualsiasi modo tu voglia rimanere o andartene. Non mi piace l’indecisione, non mi piace essere sfruttata per soddisfare i tuoi interessi. Voglio solo la verità, sempre.

 

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