Fotografia

“Fotografie e immagini di un infinito film.”

Laura Pausini, Siamo noi

Dai, finalmente è arrivato il momento di parlarvi credo dell’ultima delle mie passioni più grandi (non me ne vengono in mente altre al momento): la fotografia.
Adoro. Non so come iniziare e quella parola racchiude tutto il mio amore. Sono appena andata a rileggere un passo de “La ilusion de mi vida” (trovate la scheda vicino alla home del blog) perché mi ricordavo di aver parlato proprio della fotografia in un’occasione.
Okay, io da sempre amo fare foto. Mamma mi ha trasmesso questa cosa,ho ricordi di quando ero piccola che aveva reflex col rullino oppure che faceva foto ai convegni di lavoro ai quali partecipava, e io adoravo guardarle. Ma soprattutto adoravo le macchinette.
Durante le prime gite scolastiche, e anche qualche estate, la prima cosa che mettevo nello zainetto era una macchina fotografica usa e getta della Kodak. Io non so quante ne ho comprate e quante foto ho fatto sviluppare con quelle, le ho amate seriamente, ogni tanto quando vado a rivederle scopro che ci sono foto anche fatte rispettando le regole della fotografia,  wow!

Visto che costava però farle sviluppare, potevo prenderle solo durante dei viaggi e non dovevo sprecarle in casa. Con l’arrivo dei primi telefoni, piano piano ho smesso di comprarle, ed ho continuato con questi la tradizione. Per un periodo avevo una delle prime macchinette digitali della Sony, poi però ho continuato con il mio LG tribe, che anche se la qualità delle foto non era una delle migliori, era quello che mi ci ha fatto avvicinare di più. Poi essendo anche il periodo delle medie e dei selfie mi davo proprio alla pazza gioia.

Ma fino a quel momento la fotografia non l’avevo mai considerata, però poi a Natale 2010 mi è stata regalata la mia prima macchinetta fotografica compatta, la nikon coolpix S8000 mi sembra, con la quale ho iniziato a scoprire un mondo totalmente nuovo.

I miei primi soggetti sono state le piante ed i paesaggi, macro soprattutto, da lì ho iniziato a fare attenzione ai dettagli, quelli che potevano farmi vedere le cose con occhi totalmente diversi. Piano piano poi mi sono spostata anche sulle persone, i primi piani soprattutto, sempre per questa voglia di cogliere dettagli ed emozioni.

È stata la mia compagna per tanto tempo. Visto che in quel periodo, fino a 2013 inoltrato avevo una fotocamera di merda del telefono, giravo sempre con la macchinetta in borsa per non permettermi di perdere nulla. Per questo sono strapiena di cartelle anche di foto inutili, erano tutti esperimenti o cose che adesso immortalo anche col telefono.

Le prime regole della fotografia digitale le ho imparate così, con un libretto introduttivo, questa macchinetta sempre ed inevitabilmente in modalità automatica, a volte l’alternavo con quella comprata a mio fratello proprio perché odiavo separarmene, ho preso anche un cavalletto per iniziare a fare anche autoscatti seri, ci ho davvero lavorato tantissimo. Soprattutto, essendo sempre con me, si è vista anche un botto di eventi e concerti vari dove era imprescindibile.

Durante le occasioni importanti però mi facevo portare da mamma la macchina fotografica dell’ufficio, che era una reflex Sony, con la quale un po’ mi sono abituata a maneggiarla ed ho fatto i primi ritratti veri e propri, oltre che a fare foto serie durante cerimonie o servizi fotografici random a fiori di mandorle che con la mia non potevo cogliere come volevo, visto che comunque la capacità della macro era limitata.

Devo dire che però mi ha detto culo visto che, pur essendo piccoletta, ha sempre svolto più che bene il suo lavoro.

Ha iniziato a rompersi a metà 2013 al mare, che per fortuna avevo quella di Roberto dietro e poi, anche dopo varie manutenzioni, non ha mai ripreso a funzionare bene come prima (quanto mi è roduto non poterla portare a Siviglia).

Giusto in tempo, data la mia crisi d’ astinenza, mi regalarono per il diciottesimo la mia attuale reflex nikon 3100, con due obiettivi che equivalevano a quello che avevo nella compatta. Da lì ovviamente ho smesso di portarmela sempre dietro, anche il mio modo di fotografare è cambiato, non mi serve più di immortalare ogni secondo, per quello ho il telefono, quella la uso per cose più “importanti”, anche perché non è proprio leggerissima da portarsi dietro.

Ho continuato con la fotografia paesaggistica, ho perfezionato la macro, ho iniziato a fare interi servizi fotografici alle persone, concentrandomi proprio sui volti, cosa che mi ha sempre affascinato.

L’anno scorso ho avuto l’occasione di smettere di usarla in automatico andando ad un corso di fotografia base molto semplice, dove ho avuto anche un confronto e dei pareri tecnici sulle mie foto, ho iniziato anche ad usare il modificatore di Windows e del Mac non solo per mettere la filigrana (che non metto quasi mai in realtà) o fare collage, ho perfezionato un po’ tutto.

Ne parlo oggi perché in questo periodo, dopo parecchio tempo, la mia macchina sta lavorando spesso, sia andando per mostre che perché amiche mi chiedono di fargli delle foto. E io mi sento libera fotografando, riesco ad essere creativa.

Non so usare Photoshop, mi limito solo a correggere un po’ i colori con programmi di default. Mi è sempre piaciuto consegnare le mie foto così come venivano, il fotoritocco lo trovo molto finto.

So usare un buon programma per il telefono con il quale faccio cose che mi piacerebbe imparare a fare con Photoshop o cose varie, solo che sul telefono mi viene più facile perché è più intuitivo, spesso se devo fare grandi modifiche le faccio da qui.

Non chiedo soldi, faccio minimo 100 scatti a persona quando mi si chiede una specie di book. Perdo tempo a rivederle, selezionarle, sistemarle. Capire quali mi trasmettono sensazioni e quali no.

Ogni tanto mi ritrovo a parlare con la macchinetta, cercando una sintonia che magari si è persa per un momento, ritrovandola poco dopo. Sono precisa e dettaglista in questo.

Non mi considero fotografa perché è solo una grande passione che ho ma non ho nessun titolo né grandi capacità per poterlo ammettere, non ho mai pensato di viverci ma ho sempre desiderato unirla alla mia altra grande passione, cioè la scrittura. Fotoreporter per me sarebbe un sogno. 

La bravura non credo si possa decretare da quanto sai usare programmi o tecniche, una foto può essere bella anche se impostata nel modo più semplice possibile. Deve riuscire a trasmettere emozioni poi sticazzi delle convenzioni.

Le mie foto le apprezzo io ma mi accorgo che vengono apprezzate anche dalle persone che mi stanno vicino, non è per modestia ma mi rendo conto che comunque per essere una che è mossa solo dalla passione, me la cavo abbastanza bene. 

Ogni tanto intraprendo qualche progetto che poi sviluppo e tengo per me o magari per il blog, come quello delle cicatrici, quello di roma… a volte per sviluppare certe idee ho bisogno di cose in particolare che non so se la gente saprebbe intendere, per questo spesso mi prendo come modella io, tanto per capire se l’idea funziona e se poi posso sviluppare con una seconda persona, anche perché poi saprò spiegarla nel modo giusto. Faccio da bozza, ecco.

Da qualche mese ho iniziato ad usare anche la GoPro, come avete visto, non ho i soldi per comprarmi altri obbiettivi, un fisheye o un grandangolo, e visto che comunque sto facendo foto di cui ho cartelle piene perché le ho fatte spesso con le altre macchinette, ho deciso di cambiare metodo ed usare questa, che poi rispecchia perfettamente la mia idea di fotografia paesaggistica diversa e particolare, dove non ti concentri più sui dettagli e sulle regole ma proprio sul complesso e sulle emozioni che ti trasmettono.

Mi ha salvata tante volte, insieme alla scrittura. La cerco sempre. Ho imparato a vedere oltre le apparenze grazie a questa, a capire le persone anche senza avere un corpo macchina davanti gli occhi. A scavare per trovare il buono che alla fine quasi tutto nasconde. Cercare quel dettaglio che cercherei con la macro.

La fotografia per me è guardare il mondo con occhi diversi, attenti. Captare le emozioni, i momenti, mantenere il ricordo. Parla il cuore.

Le persone vanno via, ma le foto restano. Non sappiamo se ritorneremo mai in certi posti, ma così li possiamo incorniciare e ricordare/sognare per sempre, stessa cosa per le persone. Ci sono cose che a parole non si possono esprimere, la fotografia ha questa capacità di farcele arrivare però.

Ed è solo grazie alla fotografia se sono riuscita a vedere oltre le apparenze. Ti insegna a cogliere l’anima delle cose, a cercarla, a immortalarla, a capirla. A capire la realtà. Le persone. Il mondo. Te stesso. Hai un’attenzione diversa per tutto.

La fotografia è sensibilità.

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