La ilusión de mi vida, versione originale

Sapete, non pensavo potesse venirmi l’ispirazione per una nuova storia in questo periodo. Ma si, eppure eccola, quella perfetta, un racconto autobiografico che racconta precisamente cosa ho passato dall’estate 2011 fino ad ora, com’è cambiata la mia vita. Come volevo che andasse e come in realtà è andata. Un racconto parallelo fra sogno e realtà.

Può sembrare simile a Come in un sogno, ma no, è un pò diverso. C’è la mi a vita, quella vera stavolta, quella che sto vivendo. Nell’altro la trama è praticamente la stessa, solo che mi sono lasciata trasportare dalla fantasia e ho creato una storia proprio per Claudia La Rocca, con vicende che raccontano la sua vita e in parte anche la mia.

Ma qui invece è Martina Di Norcia che si racconta, che racconta forse sotto falsi nomi tutto ciò che è successo in due anni. Due anni che mi hanno cambiato profondamente.

Credo di iniziarlo questa sera stessa, spero di finirlo presto e di far uscire qualcosa di decente. Lo pubblicherò anche su efp.

Il primo titolo che mi è venuto è stato in spagnolo, “la ilusion de mi vida”, ma non so se lasciarlo così oppure se trovare un’alternativa in italiano, anche perché non mi soddisfa molto la traduzione. Quando mi è venuto in mente ho ripensato ad una canzone di uno dei miei gruppi preferiti, proprio per questo vorrei cambiarglielo… Vabbé, poi deciderò.

Dico solo che oggi, 15 novembre 2013, passati due mesi dal viaggio, inizia quest’altra avventura, che spero appoggerete.

Post del 15 novembre 2013 su langolodimartina.blogspot.com

Introduzione

Per esperienza so che nei periodi particolarmente difficili o felici viene l’ispirazione per dedicarti a qualcosa. Magari scopri anche di avere una passione.
È la seconda volta che mi succede, mi trovo in uno di questi periodi e mi viene voglia di scrivere, mi viene l’ispirazione giusta per iniziare un racconto. E di solito scrivere mi fa sentire meglio, perciò ci voglio riprovare.
Questo racconto potrà sembrarvi strano, ma è un pò come me, alternativo. Alternerò pezzi di vita vissuta con pezzi di vita che avrei voluto vivere, penso che questo sia l’ingrediente necessario per far si che riusciate a capirmi a fondo, o che almeno ci proviate. E in fondo le illusioni e i sogni sono la caratteristica principale della mia vita, quelli che la condizionano di più. Forse fin troppo a volte.
E quindi eccomi, a battere questi tasti che dovrebbero raccontare ciò che sto passando, ciò che mi è successo. Come in due anni possa cambiare una vita, totalmente. Come si possano scoprire nuovi valori, sentimenti, le cose essenziali della vita che magari prima o per distrazione o per infantilità non avevi compreso. E magari riuscirmi a liberare di tutto ciò che mi sto portando addosso da mesi ormai, magari riuscire anche a ritrovare quella felicità che ho perduto a fine luglio di quest’anno.
Ma per arrivare a capire cos’è successo, perché sto così, bisogna partire dall’estate 2011, quando inconsciamente è avvenuto un grande cambio dentro di me, che in un certo modo mi ha migliorata.
Si racconta dell’adolescenza, il periodo più strano della vita, che poi rimpiangerai per sempre. Quello dove ogni cosa è possibile, dove si inizia a pensare al futuro, dove si fanno sbagli che in teoria dovrebbero insegnarti qualcosa. È il periodo dei sogni, delle illusioni, della libertà, delle scoperte. Delle amicizie e degli amori. Quella delle cazzate. Ma soprattutto della crescita.

Capitolo 1.

“Me siento sola, estoy tan triste…¿porqué a mi? ¿Porqué me toca sufrir así?”
Il mondo di Patty, Porqué a mi?

Estate 2011. 
Wow, è strano pensare che alla fine tutto è partito da lì. Da quell’anno scolastico perso, che avevo mandato a puttane.
Quell’anno ero stata bocciata, cosa che mi aspettavo, anzi, ci aspettavamo, non mi ero impegnata per niente e alla fine è arrivata la giusta punizione.
Non la presi così male, ma sicuramente mi fece riflettere: perché avevo perso quell’anno? A cosa avevo da pensare tanto da trascurare così tanto la scuola? 
Il fatto che ero ancora infantile, questo sicuramente si. Che mi piaceva giocare come una ragazzina (non che tutt’ora non lo faccia eh!), ero attaccata ai beni materiali della vita, a un computer, a gestire una pagina facebook, a passare le ore su facebook. Oppure a cazzeggiare tutto il pomeriggio, vedere la televisione… Pensare a tutto tranne che a studiare, o almeno fare il minimo necessario, anzi, neanche quello dato l’esito.
Le prime settimane delle vacanze ero arrabbiata per il fatto che fossi stata bocciata solo io, che altre persone che se lo meritavano tanto quanto me erano state salvate. Ma vabbè, succede anche questo nella vita.
Ma nonostante tutto mi sono assunta le mie responsabilità e ho accettato la situazione, ormai era andata così, indietro non si poteva tornare. Ma certamente potevo trarne qualche insegnamento: come, per esempio, che nella vita se le cose non te le sudi non te le regala nessuno. Capita di commettere qualche errore, ma basta solo trovare la forza di rimboccarsi le maniche, trovare un qualcosa che ti spinga ad andare avanti e provare così a riparare agli errori fatti. Perché c’è un rimedio a tutto.
Quell’estate è stata abbastanza strana, anche perché io avevo un umore molto precario, influenzato anche dalla mia famiglia che comunque mi colpevolizzava ogni santissimo giorno per la bocciatura. 
Mi sentivo oppressa, sola, trascurata, comtinuavo a vedere che tutto girava attorno a mio fratello e io ero solo la persona da rimproverare ogni volta che qualcuno si voleba sfogare. E io invece lì in Sardegna non avevo nessuno con cui sfogarmi, c’era mia madre col muso lungo, mio fratello che la emulava, mia cugina, coetanea di mio fratello (quindi hanno 6 anni in meno di me) che nonostante sia molto simile a me caratterialmente, non potevo dirle niente, o non tutto. 
La mia migliore amica era qui a Roma, anche le amiche di classe le semtivo raramente. In quel periodo non avevo ancpra quel bellissimo rapporto con mia sorella che poi nei mesi successivi ho ritrovato, mio padre manco a dirlo, a malapena ci diciamo ciao. Pensavo di avere tanti amici perché parlavo con la maggior parte degli amici su facebook, ma la realtà era che non ce n’era nemmeno uno fra quelli che fosse vero realmente, che si preoccupasse di sapre come stavo e se stavo bene davvero. Un ragazzo? Ad avercelo..
Sola, completamente. Penso che sia stata proprio questa solitudine a cambiarmi, a farmi capire dove avevo sbagliato, anche se ero e sono testarda come un mulo e non volevo ammetterlo, non volevo ammettere che comportandomi scontrosamente stavo peggiorando la situazione e che dovevo cercare di andare avanti in qualche modo, che non potevo rimanere così, senza reagire, senza cambiare. 
Il mio istinto do fuga in quei mesi era più forte che mai, la mia meta ideale era l’Argentina, lontana dall’Italia, lontana da tutto.
Le mie aspirazioni fino a luglio-inizi agosto erano ancora fare la visagista (avevo scoperto che amavo truccare), la fotografa per hobby, e volere un computer portatile. Ero ossessionata oh.
Peggio di una droga era diventato. Ma forse quei tre mesi pieni passati in quel paese nell’emtroterra sardo dove non c’è un’anima né tantomeno un wifi libero, mi hanno disintossicato da questa cyberdroga da computer.
Questo salto però lo completai a metà agosto, quando davanti ad un computer mi limitavo semplicemente a scaricare le foto fatte.
Per farvi capire la mia allegria di quell’estate, come colonna sonora avevo la canzone “Por que a mi?” de Il mondo di Patty, una delle più tristi. Però anche riascoltandola adesso (di solito quando mi capita la scarto subito, non ce la faccio a sentire cose così depresse, non so come facevo prima!) capisco perché l’avevo presa così tanto a cuore, rappresentava esattamente cosa stavo provando. Era quello il mio stato d’animo: tristissimo.

Capitolo 2. 

“Benvenuto ad un artista, alla sua passione”
Laura Pausini, Benvenuto

Forse però dire che quell’anno e quell’estate erano da dimenticare non è totalmente giusto. Non starei qui a scrivere di quel periodo se non mi avesse lasciato niente nel cuore, no?
Okay, ho fatto il grande errore di trascurare la scuola per pensare solo a me, o per lo meno a ciò che mi piaceva fare, e quindi poi mi sono guadagnata una bocciatura e la delusione della mia famiglia, ma durante quell’anno scolastico qualche cosa di buono l’ho tratto, qualche passione che iniziava a nascere e che poi col tempo ho iniziato a coltivare e a far crescere sempre di più, fino a farla mia.
Saranno proprio quelle passioni ad avermi fatto crescere e cambiare? Probabile, non lo so con esattezza. Non so nemmeno se lo scoprirò mai. Ma sicuramente hanno dato il loro contributo.
Per esempio, grazie ad un’amica che avevo in classe sono entrata nel cuore del mondo della Pausini. 
Ho sempre avuto una grande passione per lei, l’anno prima poi, in terza media, ero andata al primo concerto della mia vita, il suo, e penso che da lì ho capito che l’amavo davvero, che quella cantante che mamma mi faceva sentire quando ero piccola non era una semplice cantante e non faceva semplici canzoni, ma era la Mia cantante e le canzoni sembravano e sembrano tutt’ora scritte apposta per me. Quella era la via per diventare il mio idolo.
E quindi, quando scoprì che esisteva il fan club mi iscrissi. Penso di non aver fatto scelta migliore nella mia vita, ho conosciuto e continuo a conoscere persone speciali, ho iniziato anche a praticare le lingue (visto che ci sono anche fans stranieri), specialmente lo spagnolo, cosa buonissima per una che fa il linguistico. Ma a parte il Laura4U scoprii proprio Laura, iniziai ad ascoltare i cd che avevo con un orecchio diverso, da persona che vuole capire che cosa gli trasmette quella cantante, perché le piace così tanto, ad apprezzarne le parole. Scoprii lei come persona, caratterialmente, e penso che,a cosa che da sempre mi colpisce è la sua semplicità, nonostante sia un’artista di fama mondiale, da sempre la conserva ed è quello che la rende speciale.
Un’altra cosa che scoprii sempre grazie alle mie amiche era il canto, la passione che avevo per questo. Forse sono due delle rare persone che mi hanno sentito cantare nell’arco di questi tre anni e mezzo, sono riservatissima riguardo a questo.
Oppure, a parte grazie a Laura che a quel poco di positivo che aveva la televisione, il telefilm “Il mondo di Patty” che mi piaceva molto, ho scoperto una lingua che anche il primo anno e mezzo di medie amavo, ma che poi a causa di professori sbagliati mi era andata un pò in antipatia, e che adesso si è rivelata molto utile e importante: lo spagnolo. 
Penso di non essermi mai “affezionata” ad una materia scolastica, tantomeno come ho fatto con questa. Da quell’anno trovai dei professori che mi fecero amare quella lingua, che mi facevano venir voglia di studiarla. Si, ammetto che era l’unica materia dove andavo bene quell’anno!
Un pò l’influenza scolastica, un pò la gente del fanclub (fin dall’inizio ho parlato in due lingue), e poi la musica della Pausini nella versione spagnola e le canzoni del telefilm hanno permesso di far nascere un amore vero e proprio per la lingua, che tutt’ora e spero (credo) per sempre continuerà.
Quindi ho iniziato a studiarlo sul serio, e ho acquisito una certa destrezza nel parlarlo e nel scriverlo abitualmente (avere degli amici all’estero è una cosa buonissima per chi vuole imparare una lingua), iniziai anche a cantare qualcosa in lingua, anche se all’inizio solo del Mondo di Patty. Iniziai a scoprirne la cultura, i vari paesi che lo parlavano, e prima della Spagna scoprii l’Argentina.
Questo anche da qualche anno prima, la mia idea di fuga era l’Argentina. Lontana da tutto e da tutti, dove mi sarei sentita perfettamente a mio agio, in America, in una cultura molto simile alla mia, dove avrei potuto costruirmi un futuro senza intralci. Indipendenza.
Ma anche molto lontana. Forse mi sarebbe piaciuto di più vivere in una terra omologa, magari più vicina, come la Spagna.
Eh si, penso che sia nato tutto da qui. Se non avessi fatto tre anni di spagnolo alle medie e non avessi deciso di frequentare poi un liceo linguistico per continuare a farlo penso che la vita sarebbe andata in modo totalmente diverso. E non so se mi sarebbe piaciuta 😉
Passando molto, troppo tempo sulla mia pagina facebook qualcosa di buono ne ricavai: verso aprile-maggio iniziai a scrivere qualcosa di piú decente, piú maturo. Non solo i link deficienti che andavano di moda, ma anche qualche attimo di vita. 
La scrittura però era apparsa nella mia vita già da quando ero piccola, scrivevo e attualmente scrivo al mio diario (per ricordare. Amo rileggere vecchie pagine), amavo inventarmi storie di ogni tipo, alle medie ci furono due dei miei progetti più concreti, “la commedia dele ragazzine” che raccontava di quattro adolescenti che passavano due settimane in vacanza in un villaggio al mare, e “Laura’s diary”, un racconto a cui tenevo molto, che ho scritto in quei tre mesi della terza media dove stetti a casa con la mononucleosi, purtroppo non sono riuscita ad andare avanti perché col tempo non mi rappresentava più (proprio per questo se inizio a scrivere qualcosa cerco di finirla prima che il tempo e l’ispirazione passino. Posso fare 1000 e più scalette, ma se non mi ci identifico allora ciao, lo abbandono), ma che comunque rileggendolo mi vado a ricordare di quel periodo, e forse mi piace proprio per questo, non per la storia ma per i ricordi che evoca.
Sfogavo così la mia creatività, scrivendo qualche pensiero e non più per attirare fans e avere condivisioni, ma perché mi piaceva farlo.
Un’ultima positivissima cosa fu quando nel natale 2010 mi venne regalata una macchinetta fotografica, una Nikon coolpix compatta, niente di che all’apparenza, ma penso che quello sia uno dei migliori regali che mia madre mi abbia fatto.
Sinceramente non pensavo di avere un interesse per la fotografia, si, avevo scattato qualche foto con il kio telefono lgtribe (che ricordii *-*) fino a qualche mese prima, ma poi l’avevo cambiato e non mi piaceva più come venivano, perciò avevo lasciato perdere, ma poi è arrivata lei ed è cambiato tutto.
Le prima cosa che ho scoperto di saper fotografare era la natura, in particolar modo i fiori e le piante.
Non ho mai avuto location dove amdare a fotografare, do solito fotografavo i fiori a casa di mia nonna, oppure se mi capitava di andare in giro fotografavo tutto ciò che mi colpiva. Penso che mi sono accorta di saper fotografare anche i panorami quando sono andata al lago di Albano, perché non mi concentravo solo sulle piante che lo costeggiavano, ma anche sul paesaggio che avevo intorno.
Iniziai anche a fotografare oggetti che trovavo in casa, animali, e con mio nipote provai anche a fare qualche foto ai volti, con qualche piccolo successo.
Insomma, grazie a questa macchinetta mi si è aperto un mondo, ho capito che comunque qualcosa sapevo farla anch’io, che se anche non trovassi un lavoro potrei provare a vivere di fotografia.
Anche se in realtaà non ho mai pensato do vivere di fotgrafia. Ci sono talmente tante persone che meritano molto di più di me, non avrei molti sbocchi. 
In sostanza, quell’anno scoprii Laura Pausini, lo spagnolo, il canto, la scrittura e la fotografia, o per lo meno iniziai a intodurmi in questi mondi, scoprendo poi col tempo di avere vere e proprie passioni per questi.

Capitolo 3. 

“Ora anch’io sento che sono piú stabile, è l’avvio per rinascere. Si riparte da qui, confusi ma liberi.”
Laura Pausini, La prospettiva di me

Perciò quelle “scoperte” che avevo fatto durante l’anno me le portai dietro, non solo quell’estate, ma anche adesso.
Come già detto in precedenza, l’estate 2011 ha avuto le sue positività, nonostante tutto.
Imparai a cavarmela da sola, capii che potevo essere indipendente, contare solo su me stessa senza l’aiuto di qualcun altro, che questo volesse darmelo o no. Che quella solitudine forse poteva aiutarmi, che da sola potevo andare avanti comunque, che ero abbastanza forte da farcela, anche se pensavo di no. Che se le cose non le facevo io non me le avrebbe fatte mai nessun altro, anzi, la gente a volte ti ostacola. A volte ti taglia le ali mentre stai volando, o brucia i sogni. Mentre se sei solo sai che tutto dipende da te, che hai il futuro nelle tue mani. Che non devi rendere conto a nessuno, anzi, puoi anche dargli in cu… dimostrargli che ce la puoi fare benissimo anche da solo se vuoi 😉
E quindi non mi restava che reagire. Mandare giù quella situazione e provare a ricominciare.
E quell’estate vide dei cambiamenti straordinari in me perché nella prima parte il mio atteggiamento era simile a quello che avevo avuto durante l’anno, idiota, ma poi mano a mano che passavano i giorni, i sensi di colpa che mi assalivano, provai cos’era semtirsi soli seppure circondati da gente, qualcosa in me cambiò.
Ogni tanto mi rimettevo sui libri a rivedere qualcosa, amche se sapevo bene che quel nuovo anno scolastico sarebbe stato la ripetizione del vecchio, e quindi avrei risentito le stesse cose, magari le avrei anche capite meglio. Forse lo facevo più per mia madre, totalmente delusa anche se consapevole di come stavano le cose fin da marzo-aprile, che per me. Dovevo ripetere, a che mi serviva contunuare a guardare cose che da sola non riuscivo a capire?
Mi sono imposta che mai più ripeterò uno sbaglio del genere, un anno perso ci si può stare, bonnsono ne la prima ne l’ultima, ma poi basta. Anche perché poi diventa brutto, perdere amici, ripetere sempre le stesse manfrine, vedere gente delusa, deludere me stessa, essere considerata demente da tutti.
Mia madre penso sia la persona che mi faccia risentire di più di tutti gli sbagli che commetto a scuola, anche quelli più stupidi. Sinceramente non capisco cosa voglia, sicuramente una figlia brava e diligente che le piace studiare, e non una come me che a scuola massimo di 6 o 7 non riesce a prendere, che è una merda in matematica, e che ha anche altri pensieri oltre allo studio. Per lei lo studio è fondamentale, per me è una parte della vita. Perché la vita è fatta anche da altre esperienze, non dipende solo da quanto sei preparato, devi anche saper far qualcosa, avere qualche abilità. E se non hai un minimo di fortuna non avrai possibilità di emergere. A meno che tu non sia raccomandato, ma non è il mio caso, perciò.. (Non che abbia un buon rapporto con la fortuna anche eh..)
Li prende come un tradimento, ci si arrabbia tantissimo, anche a me fa make veder,a così. Cerco di darle meno delusioni possibile, ma ogni tanto capita, e i sensi di colpa che mi assalgono in quel momento sono incredibili.
Ma a parte un pò di studio, cercai di dedicarmi a quello che mi piaceva fare, dato che ne avevo la possibilità.
Feci un pò di pratica col trucco, ma per fortuna mi tolsi dalla testa l’idea di fare la visagista, se ci penso mi vergogno al sol pensiero che quella era la mia massima aspirazione. 
Quella pratica almeno adesso mi è utile, so come devo truccarmi e quando, ho scoperto ciò che per me va bene e ciò che no. E a volte trucco anche gli altri, ma raramente.
Mi sono dedicata tantissimo alla fotografia, penso che in quell’estate siano uscite fuori le migliori foto che abbia fatto fin ora, specializzandomi nella ricerca dei particolari, per quanto la macchinetta me lo permette(va). Le piante sono state le mie modelle d’onore, paesaggi un pò meno dato che non c’è molto, a parte che la campagna…
Poi, cosa che mi fece molto bene, feci amicizia con una vicina di casa che aveva una bambina di 3 anni, Caterina, alla quale mi affezionai subito.
Ho fatto amicizia con la mamma, Paola, tanto quasi da considerarci parenti (che poi alla lontana lo siamo), finalmente avevo trovato qualcuno in quel paese con cui parlare un pò!(sempre in modo limitato ovviamente, ero sempre in pò in imbarazzo all’inizio)
Di solito ci metto un bel pò a fare amicizia, sono piuttosto riservata e a volte è anche difficile trovare ragazzi, ma se alla fine dò la mia fiducia a qualcuno, grande o piccolo che sia, allora mi sblocco ed esce la vera Martina, quella pazza scatenata che spara cavolate, che fa figure di merda ogni due secondi, che solo accollandosi ti dimostra quanto bene ti vuole.
La vera Martina non la conoscono in molti, rispetto a prima devo dire che mi sono sbloccata, e quindi anche chi fa amicizia con me riesce a capire la mia vera essenza fin dall’inizio, sono diventata piú trasparente. 
Tornando al nostro racconto, grazie a quest’amicizia ho avuto l’occasione di passare un pò il tempo quell’estate facendo qualcosa di buono, iniziai a fare da babysitter a Caterina, instaurando così un rapporto di grande complicità fra noi, proprio come quello che c’è con mio nipote, che ha solo un anno in meno di lei.
La mattina andabo da loro, uscivamo un pò e poi giocavo un po con la bambina, quando capitava le scattavo qualche foto, con lei e mio nipote che non stanno fermi un minuto, ho imparato a fotografare i bambini e a fare primi piani, perché facendo pratica con due pesti di uno e due anni e mezzo poi mi è venuto molto più facile fare primi piani ad amici e parenti, anche perché loro erano molto più che i bambini e quindi semplicissimo. Ma quell’estate avevo appena iniziato, perciò feci pratica solo ad Ales con Caterina e a Roma con Mattia.
Sapevo già che ho sempre avuto una predisposizione per i bambini, specialmente quelli piccoli, non ho mai perso un’occasione per scambiare aualche parola anche con quelli che incontri per caso in strada o quando esci e ti si avvicinano, o ti guardano con timida curiositá, e se ne avevo l’occasione, di giocarci.
Ma mattia e caterina mi fecero capire proprio quanto amavo starci e passarci del tempo, insegnandogli qualcosa o se mplicemente divertendomi(anche mio fratello e mia cugina me lo avevano inizato a far capire, ma a 7 anni a tutti piace giocare, non ci fai caso più di tanto alle “predisposizioni”), comunque mi piace da morire il modo in cui anch’io mi diverto, come mi facciano sentire bene. Perché non facevo solo del bene a loro ma anche a me stessa. 
E poi l’amore che ti danno i bambini quando ti riconoscono come amico o persona che gli vuole bene o che gli dimostra affetto, è immenso,mè..bellissimo. Forse eguaglia quello che ti danno i cani (anche perché, alla fine, un cane è un eterno bimbo piccolo).
E forse è proprio questo tipo di amore che mi ha fatto crescere, che ha segnato l’inizio di un cambiamento interiore, di una maturazione.
L’idea della visagista l’avevo archiviata (decisione saggissima!) ma stavo iniziando a valutare l’idea di fare la maestra d’asilo.
Di pazienza coni bimbi ne ho fin troppa, mi piace davvero tanto starci. E poi so be ne che non essendo una professionista, con la fotografia non potrei lavorare, almeno non più di tanto, non mi permetterebbe di avere uno stipendio ragionevole. A meno che, come nel mio caso, non lo voglia fare come hobby. Lì allora la cosa sarebbe molto diversa.
Tutt’ora ho i miei dubbi su quello che voglio fare da grande, ma queste due sono le opzioni principali che ho e che continuo a valutare, ormai ho le idee abbastanza chiare su quello che (spero) sarà il mio futuro, soltanto che la decisione definitiva la prenderò all’ultimo momento, come sempre.
Mano a mano che l’estate avanzava, specialmente nell’ultimo mese, iniziai a sentirmi meglio. Forse perché anche in famiglia si erano rassegnati, mi tormentavano di meno, forse perché mi ero rimboccata le maniche e stavor eagendi in qualche modo, non potevo continuare a piangermi addosso, ormai bisognava solo andare avanti. E forse lo stavo facendo nel migliore dei modi in quel momento, dedicandomi a delle passioni che avevo scoperto che mi placavano, che mi facevano sentire bene.
Passavo le giornate giocando con mio fratello e mia cugina, stando in famiglia, provando a studiare qualcosa quando mi capitava, facendo lunghe passeggiate in campagna molto rilassanti che da quell’anno continuo a fare tutte le estati, il corso di ballo il giovedì sera, guardandomi le mie serie preferite che erano “Il mondo di Patty” e “Parenthood” (che da quell’anno poii non vidi più), accudendo i gattini neonati di mia zia, stando con Caterina e scattando foto.
Si, finalmente aveva preso un verso diverso, positivo.
Quell’estate feci anche un viaggio indimenticabile che fu la mia prima crociera. A me piace moltissimo viaggiare e quella è stata un’occasione fantastica per vedere più città insieme.
L’itinerario era Genova, Marsiglia, Barcellona, Tunisi, Malta e Messina. Le due città italiane mi sono piaciute molto, anche Marsiglia devo dire che mi ha soddisfatta, Malta mi ha stupita, mi è piaciuta un sacco. Inutile dire che mi sono innamorata di Barcellona. Tunisi invece… No, non mi è piaciuta. Non abbiamo visto belle cose (colpa pure della giuda forse), forse la cosa positiva è stato il quartiere andaluso (e l’Andalusia inizia a far capolino nella mia vita!) e il giro in cammello =)
Sicuramente tornerò a Malta, è un’isoletta che sinceramente mi ha stupito, piccolina ma molto carina e con molte cose da vedere, in stile inglese.. Wow!!
E poi è d’obbligo tornare a Barcellona, ci sono stata più o meno 4 ore, ho visto le cose principali ma la vorrei conoscere più a fondo, mi ha fpdavvero colpito. Quella è stata la mia prima volta in Spagna. Beh, prova superata col massimo dei voti direi!! La cosa più bella? La sensazione di essere nel luogo giusto, come a casa. È strana, ma amo quando mi succede questo. È stato amore a prima vista, presto ci tornerò, non so quando e in quale occasione, ma ci torno.
Ed ecco, forse anche questo viaggio mi ha rialzato l’umore. E mi ha fatto capire che mpvolevo viaggiare, e che per viaggiare dovevo studiare. 
E questa è stata la mia estate, influenzata da un umore post bocciatura all’inizio, ma anche caratterizzata dalla ricerca e della scoperta delle prime cose essenziali e di cui ora non posso fare a meno nella mia vita.

Capitolo 4. 

“E di chi sarà il coraggio allora se non sarà il mio? Se si spegne quella luce resto io. Di chi è la più profonda decisione? 
Al di là dei sogni appesi ad una canzone, oggi riconosco il suono della voce di chi sono.
E mi fido di un passato carico di ingenuità, di chi va dallo stupore a un’altra età. Perché quando sembra tutto poco chiaro, se mi fermo alla ricerca di un pensiero, scopro in uno specchio il cielo e la geografia del mio cammino.
Torno da me perché ho imparato a farmi compagnia dentro di me, rinasco e frego la manlinconia. Bella come non mi sono vista mai, fianco a fianco al mio destino. Occhi dritti all’orizzonte, sull’asfalto lascio le mie impronte.
L’uragano che mi gira intorno sono solo io, vedo la speranza in fondo a quell’oblio. Il difetto è l’esperienza che non ho ancora, ma non me ne prendo cura: non ho più paura.”
Laura Pausini, La geografia del mio cammino

E come annunciato da Laura, iniziamo ad entrare adesso nel culmine della storia, penso da dove sia partito proprio tutto il periodo felice.
Fine estate, settembre 2011. Avevo ancora una decina di giorni di vacanza da passare metà in Sardegna e l’altra metà a Roma.
Questa data penso che me la ricorderò per sempre, il primo settembre: ho finalmente fatto amicizia con qualcuno ad Ales!!
Sapevo che i miei vicini avevano un nipote, ma mai avevo avuto l’occasione di conoscerlo. Quella giornata andammo al mare con loro, e niente, facemmo subito amicizia. Lui ha tre anni in meno di me, e devo dire che di primo impatto l’ho trovato simpatico, quasi allo stato dell’infantilità a volte. Abbiamo giocato come matti, ho fatto il mio ultimo bagno del 2011, sono stata benissimo quel giorno, ancora me lo ricordo. In tre mesi finalmente tornavo a sorridere, a divertirmi, a non pensare a niente che a godermi quell’estate ormai agli sgoccioli.
E quel primo giorno di settembre è stato un perfetto inzio che rispoecchia poi il mio umore dei mesi, anni successivi, come una specie di anteprima do quello che mi aspettava.
Con Amdrea ci vediamo tutte le estati, quando possiamo andiamo al mare, oppure me lo ritrovo a casa a tutti i momenti per chiaccherare di qualcosa o perché vuole giocare con mio fratello. È un ragazzo ancora non cresciuto, forse a volte gli invidio quella sua innocenza, quella spensieratezza e quella voglia di divertirsi che ha, come se non avesse responsabilità, come se fosse un eterno Peter Pan (eppure, anche lui ne ha passate tante in famiglia. Penso che ognuno reagisca a suo modo al dolore, e lui forse riesce a liberarsi solo chiedendo attenzioni in questo modo, facendosi notare).
Ecco, avviso: io non sono il tipo da scappatelle estive. E nemmeno che va con persone tanto più piccole, anche se quando avevo quindici anni ne dimostravo ancora dodici o tredici, come lui. No, aspettate, ancora adesso che ne ho quasi diciotto sembro più piccola di tre o quattro! (È deprimete questo, molto, sappiatelo.) Ma anche perché non sono il tipo di ragazza che fa perdere la testa, anzi, si girano proprio dall’altra parte quando mi vedono. (Okay, ho esagerato stavolta) Tutto questo per dirvi che Andrea è solo un amico, niente più.
Sono stata felicissima, ‘affanculo pure alla bocciatura. Pochi giorni e si ricominciava, potevo dimenticare ciò che avevo sbagliato e riprovarci, magari ottenendo risultati migliori.
Gli ultimi giorni lì sono stati monotoni come tutta l’estate (quella monotonia che però io adoro!), ma diversi. Forse perché mi sentivo diversa io, non so. 
Ero cresciuta un pochino fisicamente, rispetto anche a giugno, un pò mentalmente, mi ero dedicata a varie cose con passione e messo da parte quelle effimere che mi davano un piacere apparente. Avevo stabilito nuovi obiettivi, ma senza programmare niente se non le cose che già sapevo che dovevo fare con esattezza. Perché la vita può cambiarti tutti i piani in un attimo, meglio non farli e lasciare al tempo le decisioni, sperando siano quelle giustei che almeno portino qualche cambiamento positivo.
Affidai insieme a mia zia e mia cugina i gattini Diamante (Diamond) e Sonnellino ai quali mi ero affezionata tantissimo a delle bambine che sicuramente avrebbero potuto dedicargli più tempo di me, accudirli, anche perché io mai e poi mai avrei potuto portarmeli a Roma, anche se mi sarebbe piaciuto.
Vidi la festa di Santa Maria quell’anno, e mi promisi che in questi cinque anni che stanno passando, non l’avrei vista, per lo meno fino a che non avrò finito le superiori, perché so bene che se la vedo significa che ho perso un altro anno, e questo non deve assolutamente succedere. 
La festa di solito si svolge il 7,l’8 e il 9 settembre, qualche giorno prima dell’inizio della scuola, e di solito le date coincidono con i vari esami e i quadri di riparazione (Mi sembra impossibile che non avrò debiti un’estate, appunto, come ho detto, sarebbe un brutto segno. Ma se capitasse il miracolo di passare senza debiti uno di questi anni che mi mancano, allora sarà il momento di farsi un viaggio, certamente non andrei a vedere la festa ad Ales. Se ne riparlerà dopo la maturità). La cosa brutta? Come tutte le feste di paese, è sempre uguale. E io la vedo da quando ho un anno. L’ho vita per quindici anni, se me la perdo per cinque non mi succede niente, anzi.
E poi non c’è molta gente, non sempre vengono a cantare gruppi che ti fanno venir voglia di andare a vederla, di partecipare, di aspettarla con ansia. L’immancabile ballo sardo, balli di gruppo, cantanti del posto. E basta.
Poche bancarelle, soprattutto di oriditti tipici sardi (una è deinmiei zii che hanno una pasticceria lì, e quella è un’altra occasione oer farmi fare qualcosa, mi metto ad aiutarli, da sempre), poi ce n’è una in particolare che mi colpisce, che incontro a tutte le feste nei dintorni a cui vado, quella del senegalese che vende borse e qualche gioco, che si arrabbia se tocchi o sfiori qualsiasi cosa. Mi ha sempre fatto un pò ridere, ma come faccio a comprare una cosa se nemmeno mi fai vedere com’è apfatta? Bah 🙂 
Qualche giostra per i bambini, stand con ogni genere di cibo (che gracidano sempre di gente), birra, e a volte mettono delle mostre in piazza.
Quella di quell’anno mi piacque molto perché era sulla fotografia subacquea, quando mi annoiavo in piazza andavo lì e ci stavo fino a che non mi venivano a cercare. Ero affascinata da quesgli scatti così ravvicinati e fatti bene a dei pesci che sicuramente non si sono trattenuti più di un secondo a farsi immortalare, dalla naturalezza di quelle foto. Volevo comprare il libro, però poi mi hanno detto che stava a 120€ e ci ho dovuto rinunciare, a parte che durante l’estate mi spendo quasi tutto quello che metto da parte nell’inverno, ma poi non potevo permettermelo. 
I tre giorni della festa sono praticamente tutti uguali, la sera stai in processione, e anche la mattina degli ultimi due, io di solito me le faccio tutte anche per far contenta nonna e passare un pò di tempo, anche se poi inizio a pensare ai fatti miei, non ce la faccio a sopportare ire su ore di rosario in sardo (e tanto chi mi vede?).
L’8 si pranza in famiglia, quello è un giorno festivo ad Ales perché Santa Maria è la patrona della città. 
La sera, dopo le undici e quindi dopo essersi visti qualcosa in televione (perché di solito i film più belli li danno in quei giorni), si sale alla festa con le dita incrociate, sperando di divertirsi un pò e di trovare musica decente, e ci si stà fino a l’una e qualcosa, amche di meno, perché poi davvero ti rompi le palle.
Ma quello che per me rimarrà sempre il giorno più bello è il 9, l’ultimo giorno. Perché di solito è anche la vigilia della mia partenza per Roma, e quindi l’ultimo giorno di vacanza.
Con mia nonna finiamo di sistemare casa, smontiamo tutto e quando ce ne andiamo la lasciamo praticamente vuota. Questo si fa in due giorni, e vi assicuro che è un’ammazzata pazzesca.
Se non sbaglio ci sono due processioni quel giorno, me le faccio tutte e due, in una mi. Ero dovuta fermare per il sole troppo cocente, non ce la faccio a camminare così,mi prendono tipo svenimenti (che poi, ecco, se a me che sono giovane mi prende così immagino alle persone anziane, a mezzogiorno non si regge proprio, eppure loro vanno tutte tranquille… Si, le invidio).
La sera però si muove proprio tutto il paese, per riportare la santa in Cattedrale, la cosa caratteristica del posto (devo ammettere che sono sempre rimasta affascinata dalla sua bellezza, però quando se ne iniziano a vantare, lì proprio non li sopporto. Io non riesco a vantarmi così tanto di Roma, anche se potrei farlo!). Dopo di questa c’è una breve messa dove in chiesa siamo tutti attaccati come sardine, ed infine, ci sono i fuochi sulla terrazza della chiesa. E quell’anno sono riuscita ad immortalarli, ho fatto delle foto molto belle che fino ad ora non ho avuto l’occasione di ripetere.
Forse anche per quello ricordo quella serata, comunque per me era stato un evento importante.
E poi, la ricorderò sempre con grande piacere per il brindisi che feci quella notte, seduta sulla scalinata che conduceva alla piazza dove si svolgeva la festa, insieme a mia cugina che si stava addormentando sulle mie gambe, guardando entrambe il cielo.
Mi ero fatta prendere un bicchiere di birra (un bicchiere normale, come uno d’acqua), e avevo brindato da sola all’anno che doveva arrivare (di solito inizio a contarli da settembre), sperando di fare scelte migliori di quelle che avevo fatto fino a quel momento, e distribuire equamente il mio tempo fra studio, passioni e amiche, in modo da non trascurare niente, e provare a migliorarmi un pò. E magari che arrivasse un pò di felicità anche per me, ne avevo un estremo bisogno.
Sarà stato quel brindisi improvvisato a portarmi fortuna? Boh, non lo so, può essere. So solo che nel momento in cui non avevo altro desiderio che essere felice, e poi quello che doveva arrivare l’avrei accolto, brutto o bello che fosse, alla fine però è stato esaudito, perhcé ho avuto la mia felicità, quella tanto bramata.
Anche piccole cose fecero in modo che fossi totalmente felice, sinceramente ora rimpiango quel periodo.
Ma senza correre, è meglio spiegare passo passo come si sono evolute le cose.
Forse è proprio quando non ci speri più che un sogno si inizia a realizzare. Mano a mano, senza che tu neanche te ne accorga, si fa spazio nella tua cupa vita e ti cambia tutto, partendo dall’umore.
Senza un sogno nel cuore non si può andare avanti, e io avevo quello: la felicità.

Capitolo 5. 

“Ricomincio da qui e battezzo i miei danni con la fede in me, senza illudermi, ma con un principio da difendere.”
Laura Pausini, Bellissimo così

Dieci settembre 2011, Roma.
Finalmente tornata a casa dopo le mie vacanze estive, era ora di riprendere la mia vita in mano e andare avanti. Lasciare indietro il passato e magari imparare da qualche errore fatto, come la bocciatura. Era ora di ricominciare.
Io amo questa parola, ricominciare. Mi da un senso di libertà, di rinascita, di assestamento e riparazione.
Ma se la mettiamo così allora bisogna ribadire che il concetto di ricominciare lo avevo giá messo in pratica ad agosto.
La cosa buona che notai fin da subito era che non avevo più quella necessità di catapultarmi davanti al computer a stare su facebook o a fare ciò che mi capitava sott’occhio, mi limitai semplicemente a scaricare le foto dell’estate, e mi promisi di usarlo un pochino al giorno, ma non più di tanto.
Fu semplice farlo, visto che ero stata tre mesi senza. Quindi rispettai i patti, e tutt’ora continuo a farlo.
Ma forse lo rispettai per una semplice ragione: perché con il tempo capii che la mia vita alla fine non era così noiosa. E che facebook stava iniziando a diventare un troiaio assurdo, di stupide illusioni, pieni di ricordi di un passato sterile, che non volevo ripetere, specialmente l’anno che si era appena concluso. Avere un telefono e un computer catorcio mi aiutarono nell’impresa.
Chiusi la mia fanpage facebook, promettendomi di riaprirla un giorno e di sfruttarla in modi migliori, eppure sono passati due anni ed è ancora lì, “in attesa di pubblicazione”. E da quando ho il blog, dove ci scrivo davvero una volta ogni morte di papa, sono contenta così, perché non mi distrae più di tanto.
Di solito quei due giorni, anzi, quel giorno e mezzo che avevo per riadattarmi un attimo alla mia città, alla mia vita, lo passavo sistemando le cose dell’estate appena conclusa e poi vado sempre da C’art a comprare il necessario almeno per il primo giorno di scuola.
Una cosa che feci e che continuo a fare, e può sembrare stupido quest’atteggiamento, cerco di evitare di fare cose che avevo fatto l’anno della bocciatura. Come per esempio non comprare più il diario della smemoranda ma passare alla Comix. Il colore dell’anno 2011-2012 sarebbe stato il blu, nonché il mio colore preferito. 
Penso che aver scelto di usare quella marca (perché la sepcelta si fa il primo anno, poi la userò tutti e cinque gli anni, semplicemente cambiando il colore) è stata una delle scelte più… Intelligenti,si, perché per me che non mi piacciono i colori troppo sgargianti, e che sulla copertina del diario mi piace scriverci pezzi di canzoni, uno rigido a tinta unita era quello perfetto. Ne comprai anche un altro, uguale, solo con la copertina marroncina, per usarlo come “diario personale”. E se io in questo momento sto ricostruendo alla perfezione quel periodo è proprio grazie a questo e grazie al mio vizietto di dovergli scrivere almeno qualche volta a settimana, per liberarmi e per sfogarmi, parlando di questioni che non sempre posso affrontare con qualcuno o, perlomeno ci ragiono un pò su da sola. Da tempo ormai scrivo “Cara Molly”, perché ho sempre voluto ricordare la mia amica immaginaria che ha accompagnato la mia infanzia fino alla nascita di mio fratello, e quindi volerle indirizzare delle lettere come per aggiornarla su quello che mi succede. Può sembrare stupido per una diciassettenne, quasi diciottenne, ma ho davvero bisogno la sera o il pomeriggio di questi momenti di solitudine, che mi servono anche se solo a ripensare a quello che ho fatto durante la giornata, ma col tempo anche a capire qualcosa in più di me, grazie ad alcuni discorsi che affronto.
Ormai il rancore post bocciatura stava iniziando a passare, ma comunque mi informai su com’era andata agli altri, alla mia vecchia classe, fra i quali c’erano anche varie persone che come me meritavano la bocciatura. Venni a sapere che invece erano stati promossi tutti. 
Si, ammetto di essermici arrabbiata, mi ha dato fastidio il fatto che in quella scuola non ci fosse stata un minimo di giustizia nei miei confronti.
Ma me ne feci una ragione, chissenefrega, ormai era andata così, lanciare bestemmie non serviva a niente perché per esperienza so che prima o poi ti si rivoltano contro, perciò lasciai andare tutto, e pensai al fatto che il giorno dopo, il dodici, avrei avuto di nuovo il mio primo giorno di scuole superiori.
Ma prima di arrivare a raccontare delle prime giornate di primo superiore, devo introdurre nella storia alcune persone.
Il dieci e l’undici, a parte prepararmi psicologicamente per il ritorno traumatico a scuola, andai in giro con mia cugina più grande, Veronica, per i negozi con le marche più importanti, come per esempio Chanel. Siamo andate solo per curiosare, ma è bellissimo entrarci e poter sognare anche se solo per un attimo di poter indossare uno di quei vestiti o quei gioielli. 
Veronica la vedo molto spesso, anche sua sorella, abitano al piano sopra al mio e colgo l’occasione ogni tanto per andargli a rompere le scatole. Però specialmente con lei esco molto poco, non che non mi piacerebbe, ma frequenta medicina all’università e studia davvero tantissimo, tanto da focalizzare tutta la sua attenzione lì e trascurare delle semplici uscite.
No, siamo totalmente diverse. Lei studia con una costanza incredibile, è molto brava, stessa cosa anche Eleonora, io invece mi accontento dei sei, per alcune materie farei anche festa se li riuscissi a prendere, io ogni due secondi mi distraggo, lei riesce a studiare giornate intere. A me piace anche molto dedicarmi alle mie passioni per staccare un attimo, lei è focalizzata sul suo obiettivo, diventare medico.
Si, ci avevo pensato anch’io all’inizio, da piccola adoravo quel mestiere. Ma col tempo ho capito che non avrei potuto mai farlo, non ho quella costanza e quella voglia di studiare come ce l’ha lei e come dovrebbero avercela tutti quelli che intraprendono medicina.
Anche i nostri gusti musicali sono molto diversi, e più di una volta abbiamo battibeccato su questo, lei cerca di farmi orientare verso gruppi musicali più maturi, di generi diversi dal mio, ma non posso, non ci riesco, io a Laura non ci rinuncio. Mi piace il suo stile, mi pisce tutto di lei. Mi rappresenta. E se smettessi di ascoltarla penso che mi sentirei persa. Certo, mi piace scoprirne di nuovi, ma quando mi parlano di sostituire i cantanti che mi appassionano con altri, allora lì divento una bestia.
I gusti musicali sono personali, e per me non ci deve essere nessuno ad influenzarti, la scelta deve essere tua. D’altronde chi è che ci si deve identificare, a chi deve aiutare la musica, a te o a loro?
Ma a parte queste differenze, che ci rendono totalmente diverse l’una dall’altra, le voglio tanto bene, e colgo al volo ogni occasione per uscire con lei.
E proprio in uno di questi rari pomeriggi passati con lei scoprii un altro dei miei idoli, ma di questo ne parleremo più avanti.
Il dodici invece mia sorella aveva organizzato una festa per i due anni di mio nipote. A parte a rivedere loro dopo tutta l’estate, ho rivisto Claudia, la sorella di mio cognato, che ha la mia età.
Non ci vedevamo dal loro matrimonio, quindi dal 2007, però avevamo continuato a sentirci.
Perché ve ne parlo? Perché Claudia è un’amica di cui vale la pena ricordarsi. E quest’anno, accomunate da un grande sogno che abbiamo deciso di condividere, ci siamo riavvicinate tantissimo. E io non potrei essere più contenta di aver trovato un’amica del genere.
Quel giorno mi aggiornò sulla sua vita amoraposa abbastanza movimentata, che a confronto la mia è proprio morta da tempo, mi piacerebbe essere come lei, buttarmi subito in ogni storia, provarci e vecere come va, togliermi gli sfizi. Ma non ci riesco, faccio già fatica ad innamorarmi di uno…
E lei fu una delle tante persone che riscoprii, che rivalutai col tempo. Un’altra è stata proprio mia sorella, io al momento non saprei come fare se non ci fosse lei a sotpsrenermi e a darmi forza in certi momenti.
Tutta quella gente che mi era vicina e che io ingiustamenre avevo trascurato, pensando ad altri che invece mi consideravano solo una rimpicoglioni che lintartassava, finalmente la rivalutai e riuscii a riallacciare manoma mano i rapporti con ognuno di loro, rafforzandoli di volta in volta.
E queste persone penso proprio che le devo ringraziare per avermi riaccolto a braccia aperte, per non avermi abbandonata.
Si, quel giorno è stato proprio l’inizio di questa scoperta e di scelta delle persone che mi sarei portata dietro poi per anni, nella scoperta delle persone che mi volevano davvero bene, quelle che contavano per me. No, non saranno tantissimi, ma per me sono molto importanti.
La ricerca degli amici continua ovviamente, a volte ne arrivano alcuni all’improvviso o a caso, ma che poi diventano importanti anche in poco tempo. 
Non so cosa cerco io in un’amicizia,so solo che c’è qualcuno che ci mette tempo per entrare nel mio cuore e altri invece che con un paio di giorni mi conquistano. E mi sta anche bene questo, l’importante è che poi l’amicizia sia vera. 
E quindi, parlando di scoperte di amici, arriviamo proprio al primo giorno di scuola, il primo giorno di superiori, quello che considero effettivo.

Capitolo 6. 

“le cose non cambiano se non cambi il modo di guardarle.”
L.P.

Primo giorno del primo anno di superiori, un’altra volta.
Era ora di ricominciare da zero, di riparare agli errori fatti fino a quel momento.
Era una seconda opportunità, per dimostrare a me stessa e agli altri che qualcosa sapevo fare, ma anche che la mia vita non era terribile quanto pensassi.
Quella seconda opportunità consisteva proprio nel farmi guardare in modo diverso la realtà, la mia vita, scoprirne i lati positivi e farmeli apprezzare. Perché in fondo di positivo c’è molto, solo che io ero totalmente cieca.
Di questo me ne rendo conto da poco, specialmente ora che scrivo capisco che era realmente così. E sono grata alla vita allora, anche se mi ha fatto star male per parecchio, poi mi ha ripagato facendomi aprire gli occhi, facendomi crescere di botto, vedere tutto in modo più razionale, mi ha permesso di fare le mie scelte ed i miei errori, ha dato una svolta a quelle giornate inutili che avevo preso l’abitudine di passare. 
E quindi eccomi ad iniziare un nuovo anno scolastico, con degli sconosciuti, nella stessa sezione dell’anno prima e quindi con gli stessi professori (più o meno). Ricominciare, si. Primo giorno di superiori, per la seconda volta, ma quello che alla fine considero effettivo, che considero come un nuovo inizio, proprio nella mia vita.
La tensione si faceva sentire, come se fosse stata davvero la prima volta che varcassi la soglia di quella scuola, quando invece la conoscevo abbastanza bene, l’anno prima l’avevo esplorata praticamente tutta. Ma dai, si, facciamo finta che sono appena arrivata, tanto non mi conosce quasi nessuno.
Ero circondata ovviamente da ragazzi del ’97, che sembravano anche più grandi di me. Si, rispetto alla fine dell’altro anno scolastico un pochino ero cresciuta di fisico, ma comunque continuavo a non sembrare una che stava andando in primo superiore (pensate in secondo!). Mi dicono tutti che dovrei apprezzarla questa qualità di sembrare più piccola, più giovane, ma in certi momenti mi sembra proprio una cosa incomoda.
Quel giorno c’eravamo solo noi ‘primini’, raggiunsi quelle due ragazze che venivano alla stessa mia scuola alle elementari e che sapevo che stavamo in classe insieme, per fortuna ero abbastanza amica con entrambe (e conoscere già qualcuno quando sei stato bocciato, all’inizio può sembrare umiliante, ma poi è rassicurante sapere che non sei solo)!
Ricordo solo che quel primo giorno è stato stranissimo per me. Troppa nuova gente. Discorsi che fino a quel momento avevo sentito fare a pochi. Ammetto che mi sono sembrati infantili di primo impatto, impressione che invece non avevo avuto con quelli del mio anno.
Chi vidi per prima? La professoressa d’italiano, la Manzocchi, che avevo avuto anche l’anno prima. Molto severa, non mi è mai andata a genio e ora che l’ho persa perché finalmente sono al triennio, non posso proprio dire che la rimpiango.
Sapeva che non avevo cambiato scuola, ma non si aspetta che non avessi cambiato indirizzo (visto che la mia scuola ha sia classico che linguistico) né tantomeno la sezione. Ammetto di essermi rassicurata un po’ quando ho scoperto che era di nuovo una mia professoressa, dato che mi avevano informato che avevano cambiato quasi tutti i professori. Però avercela le prime due ore, quando spiegava la solita pappa su come funzionava la scuola superiore, lì si che è stato imbarazzante. Ogni due secondi mi nominava, anche se mi prendeva come un esempio buono in quel caso (stupita dal fatto che fossi rimasta. Ah beh, non è che cambio scuola perché vado male, certo che la presenza di alcuni professori non mi aveva aiutato per niente, ma alla fine ero stata io a non aver studiato, dare la colpa a loro per la bocciatura sarebbe stato da codardi, no?). Mi dava fastidio, ogni volta avevo gli occhi di tutti puntati addosso, mi sentivo come “la cocca” della professoressa.
La prima cosa che ho fatto, proprio per togliere di mezzo questo soprannome prima che mi venisse assegnato, ho spiegato almeno ai miei compagni che mi erano vicini. la realtà, che voleva sembrare tanto carina e buona, ma che nel giro di poco anche loro avrebbero visto l’altra faccia della moneta.
Ero riuscita ad accaparrarmi l’ultimo banco, di solito ci riesco sempre. La prima persona che si mise subito vicino a me e con cui feci amicizia è stata Cristina. Davanti a me invece avevo Riccardo e Sara (chiamiamola Carni per distinguerla dalle altre due). Sono state le prime persone con cui ho iniziato a legare, adesso abbiamo un rapporto normale, si parla una volta ogni tanto come si fa con tutti.
Mi accorsi che la classe era spaccata a metà fin dai primi giorni, c’era la parte popolare della scuola, quella che quando dici la classe a qualcuno di scuola, ti fanno i nomi di queste persone per le varie voci che girano, sono quelli che fanno parlare più di sé, e poi quella normale, alla quale appartengo da sempre.
Rispetto all’anno precendente ero meno impacciata, più sicura di come si doveva fare per fare amicizia, delle cose da dire, quindi non ci misi molto a stringere qualche relazione.
Ma fino ad ora ho elencato aspetti positivi di quel primo giorno. Una parte negativa inevitabilmente c’è, ed infatti è proprio che io non sentivo di appartenere a quella classe. Rpensavo alla mia vecchia, a quelle poche amicizie che avevo fatto ma che comunque erano buone (e ancora durano), alle esperienze vissute con loro. Si, li rimpiangevo. Ma durò poco, molto meno di quanto mi aspettassi.
Mi ero ripromessa che il giorno dopo, quando sarebbero arrivati anche le altre classi, mi sarei fatta i chilometri a costo di ritrovarli e di salutarli. Mi mancavano, tanto. Alcune delle mie vecchie amiche mi telefonarono nel pomeriggio per sapere com’era andato il primo giorno, come mi trovavo in classe.
No, ammetto di non essere stata soddisfatta a primo impatto. Ma in poco tempo mi sono ricreduta, il tempo di iniziare a fare di nuovo amicizia.
E si, penso che questa sia una delle negatività di essere bocciati: perdi tutti gli amici, bisogna rifare tutto dall’inizio. Perché si sa che dopo un pò che non stai più insieme all’altra classe il legame inizia ad essere più distaccato, ma è ovvio che sia così. Specialmente se ripeti il primo anmo, dove le amicizie stavano appena inkzjando a formarsi, e poi come nel kio caso, su una trentina andavo d’accordo con metà classe, frasso che cola.
Si, il rientro era stato traumatico,ma dopo poco tempo tutto ha iniziato a prendere una piacevole piega, che forse nemmeno mi aspettavo.

Capitolo 7. 

“Necesito alguien que comprenda que estoy sola en medio de un montón de gente.”
Amaral, El universo sobre mi

Non vi racconterò giorno per giorno i miei primi giorni di scuola, ma giusto la prima settimana, che penso sia quella più significativa, e poi qualche altro che magari è stato importante per me, anche perché sennò rischierei di annoiarvi.
Ci volle un pochino per abituarmi alla nuova gente, alla nuova classe con cui avevo a che fare. Anche ai nuovi professori, io non mi aspettavo che da un anno all’altro mi cambiassero praticamente tutti.
Rimasero solo quello di matematica, quella di italiano (che mi avrebbe fatto anche latino), quello di ginnastica e quello di scienze.
Non so se ero contenta di ritrovarli. Forse per quello di ginnastica si, ma quello di scienze non mi è mai piaciuto, non spiega mai, mette insufficienze a raffica e ti guarda il culo quando gli passi vicino, oltre ad essere molto trasandato e un fumatore incallito. Ammetto che mi fa ribrezzo.
Matematica… Non so, con quel professore che ora invece mi fa fisica, mi è sempre risultato difficile capire le sue spiegazioni, molte delle volte lo seguo fino ad un certo punto ma poi mi perdo, e poi raramente riesco a prendere una sufficienza. E poi c’è quella d’italiano, che avevo deciso di temermela buona i primi tempi (senza fare la leccaculo, io odio i lecchini e poi non sono nemmeno capace a farla, neanche per finta), ma ovviamente mi contraddissi subito visto che grammatica e latino non sono mai riuscita a farle, e quindi continuavo a prendere i miei 4-5. 
Nelle lingue cambiai tutti i professori, do inglese arrivò una che mi era molto simpatica e che era anche brava, aveva un afaccia un pò da clown e quindi mi faceva ridere per quello. Quella di francese sono stata contentissima di averla cambiata, dato che il primo anno avevo avuto una deficiente immonda con la quale non avevamo concluso veramente nulla, ci aveva solo confuso le idee. È come se non avessi fatto francese quell’anno.
E poi mi cambiarono anche spagnolo. Come avevo già detto, io l’ultimo anno di medie lo spagnolo lo avevo iniziato ad odiare, a causa di professori sbagliati. E poi arrivo alle superiori e lo riscopro, fino ad innamorarmene. E questo lo devo al professor Strallo, che unendo simpatia e professionalità ha fatto in modo di farci imparare parecchie cose, facendoci divertire allo stesso tempo. E mi è dispiaciuto non poco averlo cambiato. Era l’unica materia dove l’anno prima avevo avuto dei voti alti, dove avevo raggiunto l’8, mentre alle medie ormai ero al cinque. Ma mi è bastato poco tempo per capire che la Dondini era come lui, usavano più o meno lo stesso metodo. E mi è piaciuta fin da subito, anche perché ho capito che potevo continuare ad inseguire una mia passione senza problemi, perché lei mi avrebbe aiutato a far si che migliorassi e magari ad apprezzarlo ancor di oiú. E in sostanza questo fece, e penso che le sarò grata a vita.
Che poi è inutile negarlo, si sa che ci sono i professori che odierai sempre, che a che se una volta ti faranno ridere tu ti impunterai e rimarrai serio, e molte delle volte amche se magari col tempo migliorano, non riusciranno mai a salire di posto nella tua classifica che da perfetto testardi ti sei fatto in testa. E poi cinsono quelli che invece ti colpiscono da subito, che amche se non lo ammetterai mai, per un periodo li hai adorati. Perché i momenti di sclero che hanno avuto qualche volta non li hai mai considerati una ragione per iniziarlo ad odiare, ma piuttosto per migliorare ed evitare certi equivoci, ci sono quelli meutri che solo col tempo capirai a quale delle due categorie dette prima appartengono, oppure i deficiemti, che non servono a niente, solo a renderti piú ignorante di quel che sei. 
Tutti facciamo questa classifica mentale, con qualsiasi professore ci passi davanti. E da subito lo riesci a classificare.
Il problema è che poi il remdimento dipende anche da questa classifica, magari sottovaluti quelli scemi, o continui a copiarti gli esercizi di quelle materie che proprio non ti va di alzare il sedere solo per farle, ma sono proprio quelle che la maggior parte delle volte ti fottono.
E quindi era cambiato praticamente tutto.
Ma cosa mi ero ripromessa? Che mi sarei fatta i chilometri a ricreazione o se riuscivo ad arrivare presto, solo per amdare a salutare la mia vecchia classe. Ma no, non è servito, perché uscendo nel balocne che comdividevamo con altre tre classi, chi trovo nella classe accanto? Loro. Si, mi sono emozionata, lo ammetto. Li ho abbracciati uno per uno, ero davvero molto felice che ce li avessi solo a qualche passo di distanza.
Le prime ricreazioni me le passavo dividendo fra vecchia e nuova classe,ma mano a mano ridussi il tempo passato con loro per conoscere meglio i miei nuovi amici, quelli che mi avrebbero accompagnato e che continuano a farlo, nei cinque anni successivi, quelli con i quanli davvero avrei condiviso emozioni ed esperienze, la mia vera classe.
E forse sono stata contenta di aver cambiato classe, in fondo. Perché ho trovato gente più vicina al mio modo di pensare, che comunque non mi guardava dall’alto verso il basso, con la quale riuscivo finalmente ad essere me stessa, sia come persona che diventa matta all’improvviso, ma anche come la taciturna, e tutti conoscono questi due lati contrastanti di me.
E poi comunque gli altri non li ho abbandonati, io di solito non abbandono le persone a cui voglio bene. Continuiamo a sentirci, o a chiaccherare quando capita di incontrarci, così, come amici che hanno condiviso qualcosa, anche se per poco tempo.
La solitudine l’ho cercata e l’ho trovata quell’estate, e ho capito che a volte a me la solitudine mi carica, mi fa riordinare un attimo le idee e mi da forza. Ogni tanto ho bisogno di stare da sola, senza parlare, magari solo con le cuffiette e con la voce dei cantanti sotto, bassa, per riflettere, o semplicemente per riprendere fiato.
Con loro ho iniziato a comportarmi spontaneamente, ed è proprio da questo che mi accorsi che il mio comportamento saptava iniziando a cambiare in meglio, che mi iniziavo già a piacre di più, e che la gente iniziava ad apprezzarmi, senza guardare sempre i mille difetti che ho.

Capitolo 8. 

“E cambierai la tristezza dei pianti in sorrisi lucenti, tu sorriderai.”
Modà feat. Emma, Arriverà

Cambiare. Io lo feci nel modo giusto quell’anno, specialmente in quel periodo, quegli ultimi sei mesi del 2011.
Già rispetto a maggio/giugno di aspetto fisico ero iniziata a cambiare, il viso era sempre un pò infantile, ma già di meno rispetto a prima. Avevo preso qualche chilo, quindi avevo coperto le ossa dello sterno che già avevano iniziato a coprirsi l’anno prima. Mi irrobustii un pò, anche i muscoli delle gambe niziavano af arsi vedere. Non ero uno stecchino, ero e sono magra, si, ma non esageratamente. 
Con l’apparecchio per i denti di solito le labbra diventano fini e rientrano un pò, e se ci facciamo caso possiamo riconoscere chi lo ha portato, perché gli viete a quasi tutti la bocca uguale.
Ma io sono uno di quei casi che invece gli succede l’effetto contrario: avevo labbra fini, che sincermanete neanche mi piacevano, ho messo l’aoparecchio ed hanno inizato a farsi vedere di più, ormai ho una bocca normale, e non c’è neanche più il labrro di sotto che sporge. Ed ecco, l’unica negatività di quel periodo era proprio questa: che la bocca si stava sistemando, si, la scucchia ormai era fuori discussione, ma i denti ancora stavano messi parecchio male. Sopra me ne mancavano alcuni, uno ce l’avevo nel palato, sotto c’era scoppiata una bomba. Erano migliorati un pò da febbraio che l’avevo messo, ma non molto. Ammetto che me ne vergognavo, ma non ne facevo huna malattia, in fondo che lo portavo a fare l’apparecchio se non per correggerli?
Quell’estate avevo anche finito di portare gli occhiali, che mettevo da quando avevo tre anni, finalmente la vista guarì e quindi mi liberai anche di quelli, cosa che fino a poco tempo prima per me era impensabile. Avevo iniziato a farmi le sopracciglia da maggio, feci un paio di esperimenti per vedere come mi stavano meglio (anche facendo errori a volte), feci pratica anche col trucco e inizkai ad adortarlo nelle occasioni giuste, per esempio, a dofferemza dell’anno prima, nonnmisi piú ombretti (anche se chiari) per andare a scuola, mami limitai a un dilo di matita nera o marrone e mascara.
Rinnovai anche il mio guardaroba,adeguandolo alla mia età e ai miei gusti, la cosa positiva era aver messo su wualche chilo quell’estate e quindi aver raggiunto una taglia “normale” (36-38), perció avevo più scelta e non dlvefo limitarmi a negozi di bambini e girarema largo da qjelli che piacevano a me.
Forse i capelli erano unandelle cose che mi piacevano meno, me li avevano fatti scalati corti e non mi piacevano per niente (il solito vixio dei parrucchieri di tagliarteli più del previsto), mi facevano il viso ancor più da bambina.
Nonostante l’aspetto fisico andasse meglio, di viso continuavo a dimostrare una decina di anni, cosa che mi ha semore scocciato daro che per ogni cosa dovevo tirar fuori il documento (soprattuttonak cinema!).
Ma come inizio non era male. Già il semplice fatto che iniziassi a sentirmi a mio agio col mio corpo era un passo avanti. Perché per farsi accettare dagli altri bisogma prima che lo facciamo noi stessi.
Pervhé può capitare che qualcuno non ctedi in noi, mamse noi non abbiamo un minimo di fiducia allora non ci muoveremo più davvero. 
La prima cosa chd ho imparato che devo ritrovare semore è la fiducia ij me stessa, poi quella degli sltri verrà da se.

Introduzione seconda parte @ La Ilusión de mi vida

Esatto, nessuno si aspettava che continuassi il mio racconto quando avevo detto che si sarebbe interrotto a novmbre 2013, ma la verità è che le cose sono cambiate ancora, ne sono successe di tutti i colori in questi mesi, e non potevo lasciarvi senza dirvi quale metodo avevo adottato per riprendermi e per ritornare a sorridere.
Se mi fossi fermata a novembre, questo racconto sarebbe totalmente inutile perché incompleto. E poi ora sono ritornata al punto di partenza praticamente, DEVO tornare a scrivere, ne sento la necessità. 
Sono successe molte cose inaspettate anche per me, che hanno permesso e permetteranno che io cambi ancora, in primis, un’altra bocciatura. 
È stato ed è tutt’ora un periodo difficile, strano, dove sto affrontando per la seconda volta una bocciatura, è tutto cosí difficile e confuso in questo momento.
Sapete bene che non avrei mai voluto ripetere una cosa del genere, uno sbaglio di queste dimensioni. Ci sono già cascata una volta, so come ci si sta, so quanto ci ho messo a riprendermi. Eppure eccomi qui, di nuovo ripetente. Di nuovo ho lasciato tutto, deluso tutti in una volta, per prima me stessa. 
E sono qui senza riuscirmi a dare una spiegazione, perché sinceramente stavolta non so spiegarmela la bocciatura, dato che l’avevo presa in modo totakmemte diverso dal primo anno.
In questi mesi ho lasciato tutti gli hobby, trascurato tutto ciò che amavo fare, andavo avanti a studio e amicizie, senza concedermi altre distrazioni. Giorno e notte sui libri, eppure ho ottenuto lo stesso risultato di quando non avevo fatto niente, a quando mi dedicavo a tutto ciò che mi piaceva fare meno che allo studio. .Ho rinunciato a tante cose quest’anno per evitare che succedesse di nuovo, ho messo da parte le mie passioni e tutto ciò che mi faceva stare bene per fare uno sforzo totalmente inutile. 
E quindi ora, in questo periodo dove vorrei solo scappare, ho paura di cambiare di nuovo in peggio, devo ritrovare me stessa e chiarirmi le idee, e l’unico modo per farlo è proprio riprendere in mano la mia vita, le mie passioni, tutto ció che mi fa bene , incluso tornare a scrivere e a fotografare con una macchina professionale che da marzo non ho avuto il tempo di studiarmi per bene. 
Ed eccomi qui, pronta per ricominciare, pronta per provare a tornare in vita un’altta volta (non so in che modo sinceramente), pronta per vendicarmi di questa vita che da un anno a questa parte non mi ha concesso un attimo di tregua, dimostrarle che no, non mi abbatterà neanche questa volta, nonostante tutto questo non sia per niente facile da sopportare.

Capitolo (1), parte 2. 

“Sometimes I wish i could save you”
Simple Plan, Save you

Ho lasciato il mio racconto al 15 novembre, 1uamdo ancora mon capivo niente, quamdo non riuscivo a riprendermi, quamdo , i sembrava mon ci fosse via di uscita. 
Non che scrivere un pochino nin mi abbia autato a sfogarmi , ma la felicità che desideravo nom rirorma scrivemdo solo due parole su uma pagina bianca. Come tante altre cose to da quella momentanea, ma mai quekla totale che ricerchi.
Tanti dicono che tutta la nostra vita è incemrrara mella ricerca di una felicità perferta, peremnem idealixxatq, e a volre ci dimentichiamo i vivere la vita di ttti i giorni, e magari ci sfugge amche il fatto che in quel momento siamo felici.
Ma la verità è che quando ne passi di tutti i colori quest visione che ho appena deto la perdiamo, perché si, cerchiamo la felocotà ma allo stesso tempo cerchiamo di v8vere al meglio i giorni, le settimane, oer evitare di farci sfuggire l’ocasiine di veder riapparire hn sorriso sul nostro viso.
E solo cambiando la mia mentalità e pensamdola cosí ho imparato di nuobo a guardarmi intorno, e a capire che no, non sono sola, non lo sono per nient3. Perché ci sono oersone che ti cambiano la vita, magari che arricano all’impeogviso nei modi piú inaspeytati, a, che poi davvero scopri che darebbero la loro stessa vita pee te (come yu giustamente la daresti per loro).
L’unica cosa che ho imparato da qussta bocciar0tura imprevista e onutile si cui parleremo più avanti, è stata l’amicizia, l’ho rivalutata tanto, sul serio. 
Perché sembra impossibule, mw memtre soffrivo sojo stata in grado di creare rapporti fortissimi, rapporti ai quali devo la mia rinascita sicuramente, quelli che mi hanno fatto ripremdere dalla “depressione” dove stavo cadendo. 
Ed è proprio questo che vi racconrerò, varie storie di come a volte delle persone possano fartirivivere, ognuna a suo modo.
E no, non c’entra niente l’amore che vi ho raccontato, almeno non è quel tipo di amore. È quello nei confronti di alcuni amici, amici che già si vede che ri portrai dierro per parecchio tempo.

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